
It’s all over.
Così recitava la famosissima radiocronaca dei Boston Celtics che tagliavano per l’ennesima volta la retina del Boston Garden. Così recitò lo scorso anno, quando i Celtics batterono i Lakers in una incredibile serie finale, girata dopo una partita surreale nella quale Kobe Bryant e compagni gettarono alle ortiche un vantaggio più che considerevole, perdendo la partita chiave sul loro campo.
In quella serie Boston si portò sul 2-0 col vantaggio del fattore campo, ma perse la prima combattutissima ad LA, prima di iniziare ancora peggio la gara 4 che girò la storia di quelle finali.
Mmmmmh, gara 4 … vantaggio gettato al vento … piccoli che decidono col tiro pesante … tutti gli elementi di questa serie a ruoli invertiti. Come a dire che i Lakers abbiano imparato dal passato e si siano presi il titolo numero 15 nello stesso modo in cui lo persero appena un anno fa. Quella volta, però, i Lakers trovarono la forza di prolungare il tutto a gara 6 (in cui comunque vennero demoliti); forza che è decisamente mancata ad Orlando, psicologicamente fuori dalla serie dalla tripla di Fisher in gara 4.
Per coach Phil Jackson è un altro storico traguardo. Coach Zen non ha più dita dove tenere gli anelli, essendo giunto a quota 10 in carriera. Numeri da All Star per quella che è uno degli allenatori più preparati di tutti i tempi e numeri alla mano IL più vincente di tutti i tempi.
“Fumerò un sigaro in onore di Red [Auerbach] stanotte. Era un grande.”
Per Bryant è la quarta volta che si apre la bacheca per aggiungere argenteria. Altri argomenti per gli amanti dei paragoni con Michael Jordan. Kobe, neanche a dirlo, con 32.4 punti di media nella serie è stato nominato MVP delle Finals.
Nonostante questo sia il quarto titolo per il numero 24, è il primo senza Shaquille O’Neal in squadra, anche se per farglielo notare bisogna tenersi a debita distanza: “E’ stata come una tortura cinese. Ogni volta che sento parlare dell’argomento rabbrividisco. Non mi farò trascinare in questa discussione. Potrete dirlo fino a diventare blu.”
Shaq, in altre faccende affaccendato, si è voluto congratulare con il suo ex compagno di squadra via Twitter: “Congratulazioni Kobe, te lo sei meritato. Hai giocato alla grande. Goditelo amico, goditelo.”
Può finalmente goderselo il Mamba, che non ha abbandonato mentalmente la serie nemmeno quando era a casa con le figlie, che l’avevano battezzato “Grumpy” (“=scorbutico”) a causa della quasi totale assenza di un sorriso. Per farsi perdonare le ha tenute in braccio per gran parte dei festeggiamenti, stavolta con un sorriso che illuminava l’intero palazzo.
“Ho cercato di rimanere concentrato sulla serie, per questo sono sembrato un po’ scorbutico” si è spiegato Bryant. “Ora però sono in estasi, come un bambino in un negozio di caramelle.”
A conclusione di una stagione esaltante, ai Magic è mancato praticamente tutto in questa gara 5. Dwight “Superman” Howard ha fatto fatica a trovare il costume blu, rimanendo fermo a quota 11 punti; Rashard Lewis è l’uomo con più punti a referto (18), ma con un 3/12 da 3 punti che di fatto ha condannato i Magic.
Dopo una stagione totalmente incentrata sulla presenza di Howard per liberare spazio dall’arco, Orlando crolla proprio per colpa di una percentuale dalla lunga distanza a dir poco rivedibile: 8/27 da 3 per gli uomini di Van Gundy, mentre i Lakers – per fare un paragone – hanno mandato a bersaglio lo stesso numero di triple, ma su meno della metà dei tentativi (8/16).
Rimarranno tristemente famosi gli errori di Courtney Lee in gara 2 (un layup per la vittoria, comunque finendo dietro il tabellone) e di Dwight Howard in una gara 4 non chiusa dalla lunetta e consegnata ai gialloviola sul seguente errore sulla rimessa.
Episodi. Le Finals girano anche e soprattutto su questi. Da questo punto di vista, LA aveva un vantaggio enorme in termini di esperienza a questi livelli e l’ha sfruttato per far girare dalla giusta parte serie e titolo. Ora i Magic dovranno fare i conti con il caso Turkoglu ed il caso Gortat. I contratti a salire di Howard e Lewis non permettono di fare follie e per quanto riguarda Brother Hedo non penso ci siano troppe possibilità di rivederlo con quella maglia. Turkoglu, a tutti gli effetti il playmaker della squadra nei momenti più difficili, sarebbe una partenza davvero dura da rimpiazzare, ma Otis Smith ha dimostrato di sapersi muovere bene sul mercato ed Orlando all’indomani della botta deve già riprendere a lavorare.
Anche i Lakers, appena conclusi i festeggiamenti, avranno il loro da fare. Dato per scontato che Kobe non eserciterà la clausola di rescissione del contratto e rimarrà a Los Angeles, Lamar Odom e Trevor Ariza saranno due unrestricted free agent. Secondo quanto riportano diverse fonti losangeline, i Lakers non hanno spazio salariale per trattenerli entrambi ed anche a quanto detto dal front office (“Bisogna prendere una decisione difficile”) uno dei due lascerà per firmare un contratto migliore altrove.