ben-gordonI Detroit Pistons danno fondo al loro spazio salariale per ricostruire la squadra dopo il fallimento di Michael Curry (spesato pochi giorni fa). Dopo aver raggiunto l’accordo con Charlie Villanueva (accostato spesso ai Cavaliers nelle ultime settimane) per 35 milioni in 5 anni, Joe Dumars ha convinto anche Ben Gordon a sposare la causa Pistons, staccando un assegno da 55 milioni di dollari in 5 anni.

Due dei free agent più ambiti di questa estate approdano così ai Pistons, che dopo anni di dominio assoluto ad Est e nella Central, si sono fatti umiliare prima nella corsa alla testa della division e poi nel primo turno dei playoff, con il netto 4-0 subito dai Cavaliers di LeBron James.

Continuo a pensare che in quella squadra manchi una testa pensante e che Hamilton e Gordon siano due giocatori fotocopia. Avrei speso meglio quei 55 milioni, a meno che l’idea non sia scambiare Hamilton per un playmaker che dia idee alla squadra; magari uno della collezione messa su da Minnesota in sede di draft. Probabilmente si attende di sapere chi sarà l’allenatore, prima di puntare su un giocatore in particolare.

charlie-villanuevaVillanueva, dal canto suo, dovrebbe essere la power foward titolare con Maxiell pronto ad entrare dalla panchina, ma Detroit dovrà pensare anche ad un nuovo centro, in seguito ai saluti di Rasheed Wallace ed Amir Johnson. I buoni lampi di Kwame Brown nelle ultime partite della serie contro Cleveland potrebbero convincere il nuovo coach a dargli fiducia nel quintetto titolare.

L’impressione – la mia almeno – è che ci voglia almeno un altro anno per completare la ricostruzione ed almeno altri due per tornare a vedere i Pistons come una seria contender.

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Come spesso accade durante la offseason, il draft apre ufficiosamente la fase di mercato in cui vengono chiuse le trattative. Proprio nella notte del draft, gli Orlando Magic si sono mossi in maniera abbastanza decisa, andando a prendere Vince Carter in cambio di uno starter come Alston, di un backup giovane (nonché di valore) come Courtney Lee ed un rimpiazzo meno giovane anche se utile come Tony Battie.

“The New Jersey Nets have traded Vince Carter and Ryan Anderson to the Orlando Magic for Rafer Alston, Tony Battie and Courtney Lee.” – ESPN

Il management dei Magic ha giustificato l’acquisto di V-Incredible con la necessità, data per scontata la partenza di Hedo Turkoglu, di un giocatore esperto in grado di gestire i palloni decisivi nelle fasi finali della gara. La scheda tecnica del 32enne ex Nets parla di una guardia fisica, dotata di un atletismo smisurato (lievemente appannato dall’età, aggiungiamo noi) con range di tiro dall’arco: un grosso punto a favore nel sistema di Van Gundy, che nonostante la perdita di Turkoglu e la futura – quasi certa – partenza di Marcin Gortat, ha ancora nel titolo NBA l’obiettivo per la prossima stagione.

Il sogno rimane quello di riuscire a riportare a casa Brother Hedo, per un quintetto che a quel punto sarebbe composto da una serie di All-Star più o meno affermate. Immaginate una squadra che si presenta in campo con Nelson, Carter, Turkoglu, Lewis, Howard ? Ecco, probabilmente rimarrà solo nella vostra immaginazione perché in linea di massima il turco deve solo decidere dove preferisce andare, in seguito alla miriade di offerte che gli sono piovute addosso, appena ha comunicato che sarebbe uscito dal contratto con Orlando. L’ultima vede i Toronto Raptors con una mazzetta da 60 milioni pronti da investire.

I Magic ne escono rinforzati a livello di nomi, ma anche con una serie di interrogativi che Otis Smith dovrà impegnarsi a risolvere. Per esempio il reparto lunghi: dietro Howard, SVG può contare su… nessuno. Gortat è ufficialmente ancora un giocatore dei Magic, ma il suo contratto attualmente recita 1,000,497 qualifyng offer, ovvero qualora i Magic avessero voglia di tenerlo, dovrebbero pareggiare l’offerta di una delle concorrenti. Dopo una stagione del genere, sembra un’ipotesi abbastanza remota, considerati i pesanti contratti di Howard e Lewis a salire.

L’obiettivo dei Nets, che liberano 16 milioni di dollari dal loro salary cap, è quello di fare spazio per l’estate del 2010, vista come il trampolino giusto per tornare nei salotti bene della lega. L’acquisizione di Courtney Lee, comunque, è tutt’altro che da sottovalutare. Lee è stato il rookie più sorprendente della stagione appena conclusa, inseritosi benissimo in una grande squadra come Orlando, ha dimostrato di avere anche una discreta durezza mentale nelle sue prime Finals della carriera. Accanto a Devin Harris, darà vita ad un back court davvero non male. Il prodotto di Western Kentucky ha un contratto garantito per 1,264,440 per l’anno prossimo, con un’opzione per la franchigia per quanto riguarda i due anni successivi, prima di divenire un unrestricted free agent nell’estate del 2012.

I contratti di Rafer Alston e Tony Battie scadono, manco a dirlo, dopo quest’anno e con la cessione dell’ultima stella rimasta in roster, NJ si presenterà alla porta dei grandi free agent dell’anno prossimo con un cap che ammonta ad appena 15 milioni e di conseguenza una valanga di spazio per depositare onerosi contratti.

Detto questo, non mi piace moltissimo la mossa dei Magic, che si caricano sulle spalle un contratto parecchio oneroso per un giocatore comunque 32enne che non sostituisce Turkoglu in un singolo aspetto del gioco e costa un giovane su cui personalmente avrei puntato qualcosa in più. I Nets compiono la loro missione di liberare spazio, tenendo una squadra che per ora sa di poco e che di conseguenza, anche se è brutto dirlo, potrebbe avere anche una buona scelta al draft del prossimo anno.

Trade Richardson

Notte parecchio movimentata sul fronte del mercato, quella appena trascorsa. I San Antonio Spurs si sono assicurati le prestazioni di Richard Jefferson da Milwaukee, mandando in cambio Bruce Bowen, Kurt Thomas e Amir Johnson (arrivato in cambio di Fabricio Oberto) mentre Washington ha rinunciato alla quinta scelta del draft (oltre che al pacchetto Pecherov, Thomas, Songaila) in cambio di Randy Foye e Mike Miller da Minnesota.

In realtà la trade fra Washington e Minnesota non può ancora essere considerata ufficiale perché Etan Thomas dovrà firmare un accordo che gli impedirà di uscire dal suo contratto il 1 luglio, per diventare un free agent. Thomas a quel punto percepirà la somma di 1.2 milioni di dollari.

A quel punto i T-Wolves avranno quattro scelte disponibili nel solo primo giro di draft (5^, 6^, 18^ e 28^) ma a quanto pare nemmeno questo basterebbe al management, desideroso di giungere alla seconda scelta, offrendo in cambio la quinta e la diciottesima.

L’intento è chiaramente quello di ricostruire, cedendo due giocatori in cui si era creduto (Foye fu preso in cambio di un Brandon Roy appena pescato al draft) e puntando su scelte oculate nella notte del Madison Square Garden. Effettivamente l’esperimento Miller, giunto da queste parti come un buonissimo tiratore, non è andato esattamente nella maniera sperata, mentre Foye pur essendosi dimostrato un buon giocatore, non si è nemmeno avvicinato ai livelli di Roy, ovvero del giocatore che ti fa fare il salto di qualità.

Un giocatore solido era quello che serviva ai Wizards di coach Saunders, che ora hanno una non disprezzabile staffetta (Arenas / Foye) nel ruolo di point guard e soprattutto aggiungono al roster due elementi che, almeno a livello teorico, portano in dote quella pericolosità perimetrale che tanto era mancata nella scorsa stagione.

Capitolo Jefferson e Spurs. Nelle ultime due stagioni, solamente due giocatori sono hanno tenuto una media superiore ai 20 punti a partita, giocandole TUTTE: Kobe Bryant e Richard Jefferson. Non serviva questo dato per capire quanto hype offensivo porti agli Spurs questa trade. San Antonio aveva disperatamente bisogno di qualcuno che non fosse Parker o Duncan in grado di mettere sul tabellone almeno una quindicina di punti a notte. Lo aveva confermato anche Gregg Popovich, dopo l’eliminazione nella serie con i Dallas Mavericks, rivelando che secondo lui era un problema di “punti nelle mani”. Gli Spurs ne avevano pochi, o meglio, da poche persone.

L’altro discorso spesso accostato agli Spurs durante queste ultime due stagioni è quello dell’età. I nero-argento “vantavano” l’età media più alta della lega e molti dei giocatori chiave nelle vittorie della dinastia Spurs iniziavano a perdere qualche vite. E’ il caso di Bruce Bowen, che a 38 anni non è più uno dei migliori difensori  da single coverage della lega; è il caso di Fabricio Oberto, scomparso nel nulla dopo l’ottima stagione del titolo nel 2006. Probabilmente Kurt Thomas avrebbe potuto fare comodo, ma il plus/minus tecnico nello scambio con Jefferson rimane ampiamente a favore di SA.

Ora ci si aspetta qualche rimpiazzo a livello di frontcourt, dove di fatto sono rimasti Duncan e Bonner.

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Jordan Hill (Arizona Junior) PF

Alla fine ho preferito Hill a Griffin in un draft che a mio modo di vedere offre una smisurata quantità di talento tra i piccoli, ma una desolante mancanza a livello di lunghi. Nel mio draft ideale né Griffin, né Hill stanno così in alto ma questo passa il convento ed allora ci si deve adattare. Perché Hill e non Griffin? Il prodotto di Arizona mi sembra molto più pronto a giocare nel ruolo di power foward in una squadra NBA, mentre per quanto riguarda la prima scelta, non saprei esattamente dove collocarlo.

Jordan Hill ArizonaJordan Hill è senza dubbio uno dei “most improved” (più migliorati l’orrenda traduzione) di questo primo giro. Un classe 87 che può far pesare tutte le sue 232 libbre nel pitturato ed a 6-10 di altezza può comunque permettersi di mettere palla per terra e fronteggiare l’avversario.

Viene spesso paragonato a Chris Bosh proprio per l’abilità di giocare anche fronte a canestro, ma Hill non è solo un lungo in grado di tirare dalla media distanza. Durante quest’anno ha messo nel suo arsenale una serie di movimenti di post basso che gli hanno dato tutta la considerazione che merita e che già si era – in parte – guadagnato durante l’anno passato.

Difensivamente ha un grande tempismo per l’aiuto, migliorato anch’esso rispetto all’anno scorso. I numeri ci vengono in aiuto, poiché vedono abbassarsi la media falli ed innalzarsi quella delle stoppate (3 a partita). Più che di un Bosh, io parlerei di un Haslem con maggiore mobilità, almeno potenzialmente.

Tuttavia Hill ha ancora da puntellare qualche aspetto del suo gioco. Non prende decisioni grandiose – mettiamola così – quando viene raddoppiato coi tempi giusti e nelle situazione in cui fronteggia il difensore espone troppo spesso la palla. Non ha una ricezione sempre pulita e spesso la frazione di secondo che gli serve per aggiustarla gli costa il vantaggio preso sul difensore. Il 60% dalla lunetta non esalta, ma la meccanica di tiro non è nulla di irreparabile e non credo possa essere questo a tenerlo da una delle prime 5-7 chiamate.

In un altro contesto non userei una scelta così alta per prenderlo, ma attualmente non c’è nulla di meglio.

BJ Mullens (Ohio State Freshman) C

Stesso discorso delle power foward: per trovare un centro da inserire nel nostro quintetto del draft bisogna arrivare al prodotto di Ohio State. Un 7-0 da 258 libbre con quelle mani e quell’atletismo non si trova esattamente dietro tutti gli angoli. Per quel ruolo è corsa a due con la montagna umana di UCONN, Hasheem Thabeet, che comunque verrà scelto molto più in alto di Mullens.

BJ Mullens Ohio StateAnche qui andiamo controcorrente, perché Thabeet dei due è molto più un progetto in divenire. Mullens possiede già adesso un fisico pronto a reggere l’impatto delle aree NBA e dal post basso dà l’idea di avere le idee chiare sul da farsi. Quelle braccia sconfinate gli consentono di proporsi come un comodo ricevitore praticamente in ogni possesso ed a rimbalzo è difficile non andare a discutere con le sue doti fisiche.

Difensivamente  non il centro dei nostri sogni. Troppo spesso disinteressato alla causa nella sua metà campo, si fa battere da avversari che potrebbe e dovrebbe sovrastare con regale superiorità. Questo è uno dei più grandi punti di domanda per quanto riguarda la sua carriera NBA. Anche lui, come Hill, non esattamente un ragioniere quando deve gestire un raddoppio; situazione da cui derivano molte delle sue palle perse.

Completiamo così il quintetto del prossimo draft: Ricky Rubio, Jonny Flynn, Tyreke Evans, Jordan Hill e BJ Mullens. Parlarne tatticamente sarebbe tutto sommato inutile, considerato che credo sia difficile vedere in campo questo pacchetto. Seguiremo le gesta di questi ragazzi nelle squadre in cui andranno a militare, stilando dei bilanci in certi periodi della stagione per tastare il loro impatto sui parquet della National Basketball Association.

17
giu

mcgradySecondo quanto riportato dal Newsday, diverse fonti all’interno della lega riportano che i New York Knicks avrebbero iniziato a parlare con gli Houston Rockets di un possibile scambio che porti Tracy McGrady a vestire la loro maglia.

Il contratto di McGrady scadrà al termine dell’anno prossimo, dopo aver incassato la considerevole somma di 23 milioni di dollari nella stagione che verrà. Per Walsh, che mira soprattutto a dar respiro al cap nel 2010, l’eventualità di portare un giocatore del calibro di T-Mac senza dover fare sacrifici economici risulta davvero intrigante.

Ho assistito con un certo dispiacere al declino di McGrady, costretto alla porta dai Rockets ad un certo punto della stagione, quando il suo rientro rischiava di minare la corsa della squadra verso un buon posto ai playoff. Non so se abbia ancora qualcosa da dare fisicamente e mentalmente, però rimane un giocatore dal talento sconfinato che potrebbe trovare in un allenatore come Mike D’Antoni la giusta cura per provare a riprendersi.

Se dovesse concludersi, considerato che credo i Knicks proveranno a cedere contratti pesanti come quello di Curry, sarebbe l’ennesima ottima mossa di Donnie Walsh, che poi si metterebbe nella posizione migliore per operare sul mercato nella famigerata estate del 2010.

Stay tuned.

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Jonny Flynn (Syracuse Sophomore) PG

Tanto per essere originali, potremmo dire che a 180 cm di altezza non fai molta strada se non hai qualcosa di speciale. Jonny Flynn a livello di abilità da passatore/realizzatore è uno di primi 3 prospetti di questo draft. Le sconfinate doti atletiche gli permettono di prendere il centro dell’area con continuità, risultando una vera minaccia per la difesa, che deve lasciargli delle chiare linee di passaggio per aiutare. Il suo tiro dalla lunga distanza è ancora in via di sviluppo, ma se messo nella sua “comfort zone” (2 o 3 metri dentro l’area)in palleggio arresto e tiro diviene quasi infallibile. Giocatore letale da pick and roll, con tutte le armi per fare male alla difesa in una situazione di cambio.

Flynn è anche un instancabile lavoratore. Un aspetto da non sottovalutare quando si tratta di giovani che si affacciano nel mondo professionistico. Uno di quei pochi giocatori che danno l’impressione di poter essere una delle pietre angolari di una franchigia NBA, grazie alla grandissima leadership che trasmette ai compagni e all’ambiente.

Difensivamente potrebbe avere qualche problema contro guardie più alte di lui, che comunque dovranno vedersela con uno scivolamento laterale di stordente rapidità. Giocando a Syracuse, ha sempre interpretato la zona come concetto difensivo, quindi è tutto da sgrezzare per quanto riguarda le situazioni di marcatura in uno-contro-uno, ma l’intelligenza con cui interpreta le linee di passaggio gli regalano un altissimo numero di recuperate, sotto questo punto di vista alla Chris Paul.

Nel non eccelso panorama di quest’anno, Flynn (proiettato verso la decima scelta) potrebbe risultare una presa non da poco, se inserito nel giusto contesto.

Ricky Rubio (DKV Joventut, Europa) PG

Tecnica e talento sconfinati. In Spagna parlano di lui da quando aveva tredici anni e Ricky Rubio non ha tradito la aspettative. Una delle prime tre mani da passatore in questo draft, una meccanica di tiro da migliorare, ma nulla su cui non si possa lavorare. Sfiorando i 190 cm riesce ad avere una buona visione del campo anche contro difensori molto alti. Rubio ha dimostrato anche di saper reggere la pressione, non solo perché ci si aspettano grandi cose da lui da quando era tecnicamente un neonato, ma anche perché è stato uno dei giocatori chiave della nazionale spagnola medaglia d’argento alle Olimpiadi di Pechino.

Nonostante doti tecniche sconfinate ed una rapidità sconcertante, Rubio manca dell’esplosività che la maggior parte dei prospetti nel suo ruolo hanno. Questo gli rende un po’ più complicate le cose quando si tratta di prendere il centro dell’area. Sconsigliabile anche lasciarlo ad attaccare il suo difensore in situazione di isolamento. La serie di infortuni che l’ha tenuto fuori quest’anno fa sorgere dei dubbi su come possa reggere una stagione da 82 partite.

Chris Paul, tuttavia, dice di lui “questo ragazzo mi esalta”. Non malissimo come biglietto da visita.

Tyreke Evans (Memphis Freshman) SG

Meraviglia cestistica di 195 cm con movenze spaventosamente fluide ed una fenomenale capacità di giocare al ferro. Spesso paragonato a Brandon Roy, per la capacità di giocare sotto completo controllo nonostante un fisico da NBA ed una fenomenale capacità di cambiare passo. Viene “catalogato” anche come point guard, perché effettivamente è un giocatore in grado di portare il pallone e fungere da iniziatore dell’azione, ma rimane difficilmente confinabile in un ruolo definito. Evans possiede una vastissima serie di armi spalle a canestro, ma è altrettanto difficile da contenere quando attacca frontalmente. La virata è decisamente uno dei suoi movimenti più efficaci, in quanto non dovrebbe essere in grado di eseguirla a quella velocità con quel tipo di corpo addosso. “Lebroniano” per quanto riguarda questo aspetto del gioco, tanto che, proprio come per LeBron James, molti sono convinti che avrebbe potuto tranquillamente intraprendere una carriera da giocatore NFL.

L’altezza, unita ad un’ottima elevazione, gli consente di prendere tiri sulla testa della maggior parte dei colleghi e parecchi addetti ai lavori pensano che in un anno possa diventare uno dei migliori giocatori NBA a prendere un tiro dal palleggio.

Quando porta il suo difensore a centro area attira le attenzioni della difesa, ma a volte cerca una conclusione a tutti i costi nonostante ci sia la possibilità di servire un tiro comodo ad uno dei compagni sul perimetro.

Il suo tiro dalla lunga distanza è ancora un work in progress e tende un po’ troppo ad andare verso destra, ma nonostante questo lo possa rendere prevedibile, rimane un’impresa ardua andare a strappargli il pallone dalle mani.

Evans possiede anche un’ottima rapidità laterale, che gli permette di difendere su praticamente tutti i colleghi del suo ruolo. Nei Memphis Tigers di Calipari ha concesso lampi da grande difensore e passaggi a vuoto clamorosi, probabilmente per risparmiare energia da spendere nell’altra metà campo, dove aveva enormi responsabilità.

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It’s all over.

Così recitava la famosissima radiocronaca dei Boston Celtics che tagliavano per l’ennesima volta la retina del Boston Garden. Così recitò lo scorso anno, quando i Celtics batterono i Lakers in una incredibile serie finale, girata dopo una partita surreale nella quale Kobe Bryant e compagni gettarono alle ortiche un vantaggio più che considerevole, perdendo la partita chiave sul loro campo.

In quella serie Boston si portò sul 2-0 col vantaggio del fattore campo, ma perse la prima combattutissima ad LA, prima di iniziare ancora peggio la gara 4 che girò la storia di quelle finali.

Mmmmmh, gara 4 … vantaggio gettato al vento … piccoli che decidono col tiro pesante … tutti gli elementi di questa serie a ruoli invertiti. Come a dire che i Lakers abbiano imparato dal passato e si siano presi il titolo numero 15 nello stesso modo in cui lo persero appena un anno fa. Quella volta, però, i Lakers trovarono la forza di prolungare il tutto a gara 6 (in cui comunque vennero demoliti); forza che è decisamente mancata ad Orlando, psicologicamente fuori dalla serie dalla tripla di Fisher in gara 4.

Per coach Phil Jackson è un altro storico traguardo. Coach Zen non ha più dita dove tenere gli anelli, essendo giunto a quota 10 in carriera. Numeri da All Star per quella che è uno degli allenatori più preparati di tutti i tempi e numeri alla mano IL più vincente di tutti i tempi.

“Fumerò un sigaro in onore di Red [Auerbach] stanotte. Era un grande.”

8Per Bryant è la quarta volta che si apre la bacheca per aggiungere argenteria. Altri argomenti per gli amanti dei paragoni con Michael Jordan. Kobe, neanche a dirlo, con 32.4 punti di media nella serie è stato nominato MVP delle Finals.

Nonostante questo sia il quarto titolo per il numero 24, è il primo senza Shaquille O’Neal in squadra, anche se per farglielo notare bisogna tenersi a debita distanza: “E’ stata come una tortura cinese. Ogni volta che sento parlare dell’argomento rabbrividisco. Non mi farò trascinare in questa discussione. Potrete dirlo fino a diventare blu.”

Shaq, in altre faccende affaccendato, si è voluto congratulare con il suo ex compagno di squadra via Twitter: “Congratulazioni Kobe, te lo sei meritato. Hai giocato alla grande. Goditelo amico, goditelo.”

Può finalmente goderselo il Mamba, che non ha abbandonato mentalmente la serie nemmeno quando era a casa con le figlie, che l’avevano battezzato “Grumpy” (“=scorbutico”) a causa della quasi totale assenza di un sorriso. Per farsi perdonare le ha tenute in braccio per gran parte dei festeggiamenti, stavolta con un sorriso che illuminava l’intero palazzo.

6a“Ho cercato di rimanere concentrato sulla serie, per questo sono sembrato un po’ scorbutico” si è spiegato Bryant. “Ora però sono in estasi, come un bambino in un negozio di caramelle.”

A conclusione di una stagione esaltante, ai Magic è mancato praticamente tutto in questa gara 5. Dwight “Superman” Howard ha fatto fatica a trovare il costume blu, rimanendo fermo a quota 11 punti; Rashard Lewis è l’uomo con più punti a referto (18), ma con un 3/12 da 3 punti che di fatto ha condannato i Magic.

Dopo una stagione totalmente incentrata sulla presenza di Howard per liberare spazio dall’arco, Orlando crolla proprio per colpa di una percentuale dalla lunga distanza a dir poco rivedibile: 8/27 da 3 per gli uomini di Van Gundy, mentre i Lakers – per fare un paragone – hanno mandato a bersaglio lo stesso numero di triple, ma su meno della metà dei tentativi (8/16).

Rimarranno tristemente famosi gli errori di Courtney Lee in gara 2 (un layup per la vittoria, comunque finendo dietro il tabellone) e di Dwight Howard in una gara 4 non chiusa dalla lunetta e consegnata ai gialloviola sul seguente errore sulla rimessa.

Episodi. Le Finals girano anche e soprattutto su questi. Da questo punto di vista, LA aveva un vantaggio enorme in termini di esperienza a questi livelli e l’ha sfruttato per far girare dalla giusta parte serie e titolo. Ora i Magic dovranno fare i conti con il caso Turkoglu ed il caso Gortat. I contratti a salire di Howard e Lewis non permettono di fare follie e per quanto riguarda Brother Hedo non penso ci siano troppe possibilità di rivederlo con quella maglia. Turkoglu, a tutti gli effetti il playmaker della squadra nei momenti più difficili, sarebbe una partenza davvero dura da rimpiazzare, ma Otis Smith ha dimostrato di sapersi muovere bene sul mercato ed Orlando all’indomani della botta deve già riprendere a lavorare.

Anche i Lakers, appena conclusi i festeggiamenti, avranno il loro da fare. Dato per scontato che Kobe non eserciterà la clausola di rescissione del contratto e rimarrà a Los Angeles, Lamar Odom e Trevor Ariza saranno due unrestricted free agent. Secondo quanto riportano diverse fonti losangeline, i Lakers non hanno spazio salariale per trattenerli entrambi ed anche a quanto detto dal front office (“Bisogna prendere una decisione difficile”) uno dei due lascerà per firmare un contratto migliore altrove.

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Secondo quanto riportato dall’Arizona Republic, tornano improvvisamente d’attualità le voci che raccontano dei Cleveland Cavaliers particolarmente interessati a Shaquille O’Neal.

I rumors dello scambio che porterebbe Shaq alla corte di LeBron James vedrebbero coinvolti i contratti di Ben Wallace e Sasha Pavlovic in uscita. Le voci di trasferimento imminente sono state confermate anche ad ESPN.com da alcuni addetti ai lavori, mentre altre fonti continuano a smentire.

O’Neal, giunto alla veneranda età di 37 anni, prenderà 20 milioni di dollari nel prossimo anno (l’ultimo del suo contratto), mentre Ben Wallace (14 milioni) e Pavlovic (4.9 milioni di cui 1.5 garantiti) pesano sul cap dei Cavs per 18.9 milioni.

Lo scambio farebbe risparmiare ai Suns l’importante somma di 10 milioni di dollari, 4.5 derivanti dal risparmio salariale ed altri 5.5 dal non pagamento della luxury tax. Guadagno che potrebbe salire ulteriormente qualora Wallace consideri la possibilità di ritirarsi ed incassare solamente il buyout.

Cleveland aveva costruito la squadra di quest’anno per accoppiarsi nel miglior modo possibile con i Boston Celtics, ma dopo l’infortunio di Garnett, che sembrava aver se non spianato almeno ammorbidito la strada di LeBron James verso il primo titolo in carriera, gli Orlando Magic sono divenuti la nuova squadra da battere.

shaq-lebronUn pensiero è subito rivolto al contratto di O’Neal ed a quanto possa pesare sul cap di Cleveland, che però ha grande interesse a liberare spazio soprattutto per l’anno in cui il suo faro si troverà a poter scegliere tra rimanere nella città che lo ha allevato, sportivamente e fisicamente, o voltarsi verso le 29 piazze che sarebbero pronte ad accoglierlo. In questo senso il contratto di Shaq non pone particolari limitazioni, poichè scade proprio al termine del prossimo anno.

Cleveland non ha molto da mettere sul piatto in termini di scambi ed è abbastanza chiaro che un lungo non risolva la questione dei mismatch contro squadre molto più grosse. Nonostante tutto, un Ben Wallace sulla via del ritiro ed un Sasha Pavlovic a lune alterne non destano troppo interesse nell’animo di eventuali interlocutori e probabilmente Shaq è il ragno più grosso che si possa cavare con quel tipo di contropartita tecnica.

Tra l’altro Ferry avrà tutto il tempo di studiare  qualcosa per un eventuale arrivo col botto dal mercato dei free agent, dove spicca su tutti il nome di Trevor Ariza (in questa tornata l’innesto potenzialmente più utile a Cleveland).

Phoenix dal canto suo sta cercando la via giusta per ripartire, anche se il clima d’incertezza che avvolge loro e tante altre squadre in attesa del 2010 comincia a farsi davvero pesante. Shaq a Phoenix, numeri a parte, non è un esperimento andato a buon fine e quel contratto rilasciato può dare respiro al cap per tentare di avere una chance sul mercato dei free agent.

Il tutto non è nella maniera più assoluta ufficiale, ma lo stesso Chris Broussard (senior writer di ESPN) ritiene che ci sia rimasto davvero poco da definire. Le voci si rincorrono sul web da questo pomeriggio e pare sia solo questione di tempo vedere Shaquille O’Neal, dopo Kobe e dopo Wade, raggiungere anche LeBron James per provare a dare la prima grande gioia sportiva alla città di Cleveland.

29
mag

Traduco da RealGM:Amare Stoudemire

Secondo quanto riportato dal NY Post, Amare Stoudemire, intervenuto venerdì ad ESPN Radio, avrebbe espresso il desiderio di giocare per i New York Knicks nel 2010. Un desiderio, quello di giocare nuovamente per Mike D’Antoni, che l’ha spinto a pubblicizzarsi ai danni di Chris Bosh; uno dei tanti free agent di lusso di quell’estate.

“Non penso ci siano dubbi in merito, sono meglio di Chris Bosh” ha risposto Stoudemire quando gli è stata posta la domanda.

“Quindi considereresti seriamente l’idea di giocare per i Knicks nel 2010?” gli ha chiesto Brandon Tierney.

“Molto seriamente. Ci ho passato gran parte della mia infanzia, ho parecchie conoscenze da quelle parti e adoro l’intero coaching staff. Penso che coach D’Antoni stia facendo un lavoro fenomenale coi Knicks, in più NY è una grande città … li seguo molto.”

29
mag

Copio e incollo da RealGM, che riporta il Cleveland Plain Dealer:

Cavs Had Plan To Exploit Defense In Fourth

LeBron James dominated the fourth quarter of Cleveland’s 112-102 win over Orlando in Thursday’s Game 5.

Afterward, he admitted that the Cavaliers’ coaching staff had a plan in place to exploit the Magic’s defense when the time was right.

“I knew there was going to be an opportunity to press the gas on the offensive end,” James said. “It was something the players and coaches came up with to exploit their defense and take advantage of my shooters.

The NBA’s MVP scored or assisted on 32 straight of Cleveland’s points from late in the third quarter to late in the fourth.

James had 17 points and 4 assists in the fourth, allowing him to finish with 37 points, 14 rebounds and 12 assists.

Magic coach Stan Van Gundy admitted that James was difficult to stop with the game on the line.

“They’re giving him the ball in the middle of the floor. The game is all LeBron all the time,” Van Gundy said. “It is a difficult area to double team in because of shooters and his passing. It gets real tough because he has shooters and if he gets in the lane it is automatically a foul.”

Perciò è ufficiale: Cleveland aveva un piano studiato per gli ultimi minuti di gara. Non una grandissima notizia per Orlando in vista di una partita decisiva, alla vigilia della quale bisognerà trovare contromisure apparentemente abbastanza complesse da mettere in atto.

n